e’ un rutto d’animale
rutto come non ce n’è
sembra il verso di un cinghiale
che ti prende, che ti porta via con sé no che
non smette di rombare fino a quando non sarà;
il tuo verso più normale
quell’ istinto naturale che c’e in te, dentro te
Scusatemi, ma volevo condividere con voi le mie propensioni musicali
Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio
Certe volte sono bianche
e corrono
e prendono la forma dell’airone
o della pecora
o di qualche altra bestia
ma questo lo vedono meglio i bambini
che giocano a corrergli dietro per tanti metri
Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore
Vanno
vengono
ritornano
e magari si fermano tanti giorni
che non vedi più il sole e le stelle
e ti sembra di non conoscere più
il posto dove stai
Vanno
vengono
per una vera
mille sono finte
e si mettono li tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.
Quanti anni dall’ultima volta che ho ascoltato queste parole; da piccolo mi annoiavano…. oggi quasi mi metto a piangere. Mi viene in mente il campeggio appena trascorso, steso a guardare il cielo, battufoli bianchi al loro passaggio, il sole… e poi la notte con le sue lucine e ancora batuffoli. Mi vengono in mente i campeggi passati, quelli che ti svegli con la pioggia che picchia sulla tenda, e per una volta credi in un dio e preghi che non entri acqua. Mi vengono in mente pomeriggi al mare, quelli caldi e afosi, quelli in cui il passare di un batuffolo è una benedizione, un tocco di freschezza in una maratona di calore. Non sono più un bambino ma sono felice di riuscire a vedere ancora fluttuare in cielo aironi, pecore e qualsiasi altro oggetto o animale la mia mente infantile riesce ad immaginare.
SG - “…no dai, fai piano, non farmi del male… è presto, molto presto, fai lentamente… posso ancora dormire qualche ora, posso ancora sognare… dai… lasciami qui, lasciami stare, lasciami così… entra un pò di luce dalle persiane, ma non disturba, entrano i suoni della mattina, i rumori soffici…”
EPI - “senti, è ora di alzarsi, di pranzare, di pulire questa casa assurda, di digerire la sbornia…”
SG - “no, non ce la faccio… ho preso caffè, sigarette, tramezzini… in piena mattinata ho buttato parte di me in un cesso… non posso… lo sai che alle 9 ero in ufficio? ed ora sono qui sul divano… lasciami stare… lasciami dormire…”
EPI - “noo! non puoi! tutte le sere ubriaco ed il giorno svaccato sul divano, con la bava che scende dalla bocca!”
SG - “oddio! sei peggio di una suocera!”
EPI - “ne sai qualcosa? hai mai avuto una suocera? cosa stai facendo della tua vita? cosa per questa famiglia?”
SG - “oh, ma che vuoi? ma non potevi andartene al mare…?? mi lasciavi la casa libera per far del sesso in santa pace, che ne sò?”
EPI - “…”
SG - “…”
EPI - “.”
SG - “… bene…”
Una serata diversa, non il solito concerto, non le solite chitarre sferzanti e i ritmi ballabili.
Solo un pianoforte, due protagonisti, il primo con un lieve velo bianco sul volto, il naso rosso, pantaloni larghi e scarpe fuori misura, privo di parole, solo pochi versi e innumerevoli strumenti musicali nel proprio repertorio. L’altro molto più bianco, gli abiti più allegorici, poliglotta di poche parole, e un pò di invidia per il suo compagno di spettacoli. Il resto lo fanno il pubblico, le risate spontanee di bambini al settimo cielo, le inaspettate partecipazioni sul palco di attori non professionisti rese genuine e sganasciamascelle dall’imbarazzo per una performance inusuale.
Filo conduttore della serata la semplicità, quella che ci dovrebbe accompagnare sempre e ovunque.
Un ritorno a casa d’altri tempi, finestrini spalancati, velocità ridotta, gli Afterhours coprono i ruggiti del motore… canta Manuel Agnelli, canta senzagambe, canto io, pure AnaLcolicA e Pierilla…. come alle superiori, tutti a cantare… e non siamo nemmeno ubriachi.
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