nell’ indubbio, contesto.

è caldissimo ed è tutto molto calmo qui… ci sono dieci o dodici gradi in più di ieri, la giacca non serve, i problemi non servono, i pensieri… è tutto talmente caldo e calmo che la voglia di passeggiare al mare ti assale, la voglia di buttare tutto dalla finestra, stendersi su di un letto e star li ore a pensare, a godersela, a fingere che intorno sia nulla, sia senza importanza, sia vuoto… te e tutto il resto è senza senso… mancano pochi giorni, poco meno di un mese, forse qualche giorno in meno forse qualche giorno in più… le genti non sanno, ti guardano e ti trattano ancora come se fra due anni tu fossi ancora qui ad esaudire desideri, li guardi e pensi… ci sentiremo… mi guardo dentro e trovo due me, tre me, quattro me, ognuno che và per la sua strada, ognuno che sfrutta le stesse gambe per percorsi differenti, ognuno in contrasto con l’altro ma che lascia scorrere per quieto vivere, ognuno che fa la propria vita, menefreghismo, ci rimette il me fisico, quello che si guarda intorno, quello che per alzare una penna usa le mani, ci rimette chi mi vive, non sa chi vive, non so se mi spiego… non so cosa voglio, non importa cosa gli altri chiedeno, importa come la vivo nelle soddisfazioni… mi sconvolgo nel sentirmi chiesto e nel sentirmi chiedermi, mi sconvolgono le azioni compiute in mio nome, per il mio nome, mi sconvolgono a tal punto da esaltarmi, da compiacermi… per chi e per dove non saprei, ma cammino guardando sempre nella stessa direzione, e l’unica cosa certa è la natura che ho intorno, torno sempre al mare, cambiando la mia abitudine di sdraiarmi in montagna, ora mi opprime, la montagna è silenziosa, io sono silenzioso, entrambi in silenzio troppo pensiero… il mare rumoreggia, io sto zitto, il discorso può instaurarsi, un discorso futile e fatto di pochi e soliti rumori, un discorso come tanti, il solito… il più il meno, quello che manca nella vita, quello che sempre mancherà, la moltiplicazione delle aspettative… il prolungarsi dei desideri, il colpo di reni che può mandarti sempre un centimetro più in là, sempre, ogni volta, cosciente che la volta successiva un minimo di impegno in più e vai oltre… tanto la gara è a senso unico, la gara sono io, una gara fatta da me, l’unica possibilità dell’arrivare secondo può verificarsi solamente con la scoperta di un gemello che percorre le mie stesse azioni, da sempre e per sempre, con un alito di fiato in più… quei tanti me che porto dentro, quei tanti me che gareggiano per loro stessi contro loro stessi, ma dietro nessuno li insegue, in fuga, verso la volata che mai arriva, oppure è troppo presto, è passato ancora poco tempo per scorgere il traguardo innanzi, sono giovane ma non sono bello, sono giovane ed ho le voglie… chiedo venia e mi giustifico, non sono stato io e non volevo farlo, se l’ho fatto l’ho fatto per voi, per rendervi partecipi della mia storia, volevo darvi un posticino fra queste due righe… volevo, anzi, accusarvi delle mie pazzie, siete voi la causa dei vostri mali, il perché della mia vita a puntini di sospensione… la luna, Marte,  mercoledì, giovedì e venerdì, il sabato e la domenica per cancellare i peccati, per dormire, per purificare i piedi dal tanto cammino, per fermarsi a riflettere cos’è che gli altri sbagliano, siete voi che sbagliate, possibile che di tutti quelli che mi porto dentro nessuno sia corretto? possibile che fra la vastità di pensiero e fra le diversità di colore il sol bianco sia un male?… no, sono più le probabilità che io ora mi rimetta a fumare, da ora per altre ore, che prenda un caffè, che vada nell’altro ufficio a risolvere problemi, a spiegare alle persone perché tutte le azioni che compiono normalmente possono essere riassunte e semplificate con un solo clic, un clic che allevia il lavoro e che lo sminuisce… poi siete felici, avete più tempo per le vostre cose, più tempo per scrivere, più tempo per offrirmi un caffè, per chiedermi cose, per tornare a pensare… pensi troppo velocemente, il tuo pensiero mangia le mie parole, salti parti salienti di questo ragionamento, salti punti indispensabili… salti da un discorso all’altro senza un filo logico, senza portare a termine nulla, lasciando quell’ insospeso che sempre puoi riprendere e puoi giustificare… non feci in tempo, ci dovevo pensare, ora ho la soluzione la butti lì, la elabori e non la costruisci… un palazzo con l’ascensore ma senza piani….

« un pò un cazzotto | si comincia… »