per parte

insomma siamo umani… è normale che sia così, è normale fermarsi a chiedere chi si è e cosa si vuole dalla vita, anche quando dalla vita si ha quasi tutto… il denaro, unico, ancora lui, non in grado di dar felicità ma almeno di poterla comprare… ieri per un attimo, in una frase scherzosa, ridente, si sentiva, eri felice, per  un istante, ma lo eri… io unico testimone ancor più felice di quello che te potessi immaginare, gioivo, tornando solo in macchina fra strade quasi sconosciute, saliscendi ed alberi di un paesino “pressi montagna”, scuro, con il pensiero al serbatoio quasi vuoto e l’attenzione rivolta ai trattori carichi di uva che spuntavano, no previo consenso, da impensabili dossi di campagna pretendendo precedenze… strano, io ne ridevo, ne rido ancora, avertii te li su quel sedile al posto del portatile, non c’eri, c’era una voce, silenziosa “vuoi un solitario”, c’erano scartoffie a ricordarmi che il mio lavoro doveva finire un paio d’ore prima di allora, c’era l’aria che entrava strafottende dal finestrino, mi metteva nel naso uno strano odore di campagne e freddo… strappo, dopo tempo ho ritrovato l’incrocio, una strada grande dinanzi a me… una strada percorsa negli anni in cui speravo di cambiar vita… e l’odore è sempre quello, dell’aspro nelle narici avvicinandomi ai residui delle lavorazioni di sansa buttati li, lungo i margini della strada, l’idea, la solita, chiodo fisso per la gente che riesce a dormire abituandosi a quell’odore… che la montagna come al solito si trova di fronte a me, mentre cammino, ed il sole poco più basso alla sua sinistra… ed ora a destra… e poi non sò, non svolto per vedere se le strade sono rimaste quelle di un tempo, si, sono le stesse, le strade non cambiano, io nel frattempo ho cambiato tante cose, ho lasciato che tante cose cambiassero, ma le strade, quelle no, sempre le stesse, destra sinistra destra… sinistra e spero ancora di cambiar vita… dal primo giorno in bici, con quelle rotelle lì, strana sensazione sotto casa di nonno, una rotella contro lo scalino, io a terra, ricordo la scena, ho l’immagine stampata in mente come un disegno mal fatto, io a terra e la bici al mio fianco, piangevo, stranito più che altro, guardo tutto dal cancello, come se in quella scena io fossi osservatore, come se tutto sia successo a mio fratello e non a me… tutto un ricordo strano, a parte, di cui io ne porto memoria e nessun altro a darmene conferma, ne ero fuori come in una oobe… a parte, di parte a tutto… “vuoi un solitario”… ho da sistemare un server, ho da tornare a casa, dormire e riprendere tutto da capo…

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