titolo insoddisfatto

è che è un sabato così, torni in casa che è buio, un pò freddo… lavi un pò di piatti, dai una mano di candegina ai sanitari e non metti la musica, perchè tanto, in giornate così la musica non c’è… e non fa nulla, perchè non fa nulla te lo devi ripetere, che in fondo non puoi farci nulla… devi stare al gioco e sperare che prima o poi il gioco finisca, un gioco solo mio, fatto per un ed ad un partecipante, si, speri che il gioco finisca, l’attesa dei risultati venga dimenticata ed intanto il tempo passa, così, senza riuscire a mettere ordine nella testa… che poi è anche sabato, uno di quei sabati in cui ci sarebbero tante cose da fare, feste di paese a base di vino novello e castagne, feste private a base di alcol e risate, feste di città a base di rhum e scorrazzamenti… ma non ne ho voglia, avrei voglia di dormire per un pò, giusto quel paio d’anni che al risveglio mi permetterebbero di interessarmi a tutto il passato perso, e non a quello che attualmente provo… ma fa nulla… fa nulla perchè la vita, dicono, ci riserva sempre tante belle sorprese, che ti sorprendono si, quando meno te l’aspetti puffete esce fuori un amore, una vincita, una proposta di lavoro, qualcosa insomma a cambiare le carte in tavola… ora stiamo qui a fissare quelle due donne e quell’otto di fiori in attesa che qualcuno scopra nuovi punti, e non li scopre, e non c’è pathos nell’attesa che ci comunichi la nuova carta, chi fa le carte è andato via, non c’ha neache chiesto di aspettare il bastardo, non c’ha comunicato se torna o meno, insomma… ha abbandonato la partita e basta, è andato a fare carte su di un altro tavolo lo stronzo… ed io qui, che mi scervello, guardo le carte mi arrovello, penso a come edificare il mio futuro, a come saldar per bene quei quattro mattoni che penso, ora, non abbian valore, per un mezzo muro tirato su solo con fatica, senza rimpianti si, ma senza senso… tutto tagliato e sudato, sperando ancora di poter arrivare ad un tetto… un tetto che mai servirà a riparare da qualcosa, me poi? che tutto voglio tranne esser coperto e calmo… che tutto potrei volere tranne accoglier nuova gente fra quei quattro muri imbiancati a pene e grida e rimpianti… dico, dicon, dicono un sacco di cose, fesserie per i meno astuti, io non ci credo, non voglio crederci… voglio tornare a ridere delle mie piccole disgrazie, dei miei piccoli sacrifici e di tutti i risultati che raggiungo, li raggiungo, ma stare qui a guardarmi, a guardarli e non gioirci, a non riuscire ad apprezzare tutti questi trofei fa male, si soffre, poi non ci si può stupire se ascoltando un brano di daniele sepe a tutto volume in macchina si finisce per sfogarsi a pianto e grida, in scatti di pazzità, fermo al bordo di una carreggiata a fumare guardando le macchine sfrecciare che suonano, all’incauto a me, perchè poi? che ne sapete voi? che volete da me? che se ora mi rimetto in auto e corro via non mi avreste mai visto!

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