Ricordo
Nel corso degli anni il cinema ci ha abituato con le sue scene di città distrutte, cataclismi, alieni o conflitti nucleari che in pochi istanti cancellano secoli di lavori. Quando sono entrato a L’Aquila non sapevo bene cosa aspettarmi, non sapevo come avrei reagito, non sapevo se sarei stato in grado di guardare negli occhi tutte quelle persone che hanno perso tutto in 30 secondi.
Il quartiere in cui sono stato è devastato; case pendenti, muri esplosi che rivelano l’interno delle stanze, piloni portanti spezzati di netto. Non c’è casa che la furia del terremoto abbia risparmiato, hanno pagato per la loro colpa più grande: la fragilità. Percorrendo le vie principali il via vai di camionette dei vigili del fuoco e l’affannarsi di chi spera ancora di riuscire a recuperare qualcosa danno l’impressione di una città viva e in movimento, molto più della facile battuta. Ma è entrando nelle piccole strade laterali che si ha la misura di quanto accaduto; c’è silenzio, troppo silenzio per essere giorno pieno; quasi tutte le tapparelle sono abbassate, ferme alle 3:32 di 10 giorni fa, non c’è nessuno affacciato ai balconi, nessuna macchina parcheggiata sotto casa, nessun bambino che gioca in cortile. Ovunque silenzio e distruzione. Giro un angolo, c’è una fila di case popolari a due piani; manca l’ultima. O meglio, c’è ancora, sbriciolata a terra. Due cumuli distinti di macerie sono il segno che qualcuno ha scavato; due ceri accesi ci raccontano che probabilmente tutti gli sforzi sono stati inutili. Non è facile descrivere il mio stato d’animo in quei momenti.
Ho passato li 10 ore, in attesa che i vigili ci accompagnassero a casa a riprendere quanto possibile. 10 ore che in altre situazioni mi avrebbero fatto imprecare contro la noia; e invece adesso nulla. 10 ore a guardarsi intorno, a farsi venire un nodo alla gola per ogni casa distrutta. 10 ore a chiedersi perché ci sono paesi che non esistono più, nel vano tentativo di dare un senso a tutto questo.
In un campo li vicino i tir scaricano le macerie delle case; in un campo li vicino ho visto persone camminare tra i resti delle loro abitazioni nella speranza di recuperare un ricordo. In quel campo li vicino spero che non ci debba andare più nessuno. Mai più.
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