viola prossimità
oggi è caldo, proprio caldo, eppure fuori tira un bel venticello, io lo vedo dalla finestra, non lo sento addosso fra i risvolti della camicia sbottonata, mi tocca vederlo… non ne sento neanche il rumore, da qui dentro l’unica cosa che riesco a percepire sono gli aerei in partenza… mangio una mela, un avanzo del pranzo, un pranzo da soli 74 centesimi, due mele per pranzo, il caffè della macchinetta, la sigaretta… ci sono quei batuffoli di polline, regalo dei pioppi qui fuori, che svolazzono per l’ufficio mossi dalle correnti del condizionatore… guardo fuori, mordo la mela, rispondo al telefono mi guardo le mani e dico che no, non può farlo, abbasso la cornetta e mi alzo, esco fuori a fumare… il mio ufficio, di qui, è in uno di quegli stabili freddi, con le pareti viola chiaro per fregare le persone con del finto colore, un lungo corridoio, ci sono tante porte su di un lato, ognuna con la targa della società od azienda che nasconde, poi uno spazio comune, li si fuma, si prende il caffè dalla macchinetta, si finge di scherzare se incontri altri esseri… mi appoggio al muro, fumo, uno sguardo verso la porta dell’ufficio, lasciata aperta, silenzio, oggi non passa nessuno, tutti chiusi dentro con i condizionatori a friggere, non si sente nulla, nessun rumore, finestre chiuse, solo a pensare… scorro rapidamente i lavori del giorno, poi non ci penso più, sogno di diventare uno di quei trentenni che con lo stipendio fisso, una donna, una casa, una macchina, sono tranquilli, ormai hanno tutto, temporeggio due anni e poi anche un bambino, domenica al mare… sono stanco, con gli occhi chiusi a fumare appoggiato ad un muro viola pallido nel completo silenzio, deluso a tal punto da non farmi venir voglia neanche di caffè… deluso si, senza sapere da cosa, va bene? deluso perchè non so dietro a cosa diavolo sto correndo, se sto correndo, e se anche sto correndo, deluso dalle mie prestazioni, dai miei tempi… è finita, già spenta nel posacenere, torno nell’ufficio a guardare fuori dalla finestra, ora che il sole è coperto e c’è silenzio qui dentro, tanto, tanto, tanto…
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